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...alla vita della pietà che a quella dello studio e del lavoro manuale - che è sempre stato ed è una caratteristica della nostra Casa -  e si è sempre distinto per la sua vita devota, per la sua acutezza d’ingegno e per la sua indefessa laboriosità, dominato sempre da una intensa pietà mariana ed eucaristica e da una obbedienza cieca, pronta ed ilare.  Era d’un’umiltà e d’una carità sorprendenti.

Il  25 marzo 1949 mentre usciva dallo studio per recarsi a fare il catechismo ai fanciulli dell’Oratorio, fu colpito da una grossa trave di legno che gli spaccava il cranio. Restò paralizzato in tutta la parte destra del corpo.

Sopravvissuto miracolosamente undici mesi, in mezzo ad atroci dolori fisici ed indicibili sofferenze morali, diede esempio d’imperturbabile serenità di spirito, d’intensa vita interiore e di grandissima devozione al Santissimo Sacramento. Passava le intere giornate, davanti al tabernacolo,  in edificante adorazione. La sua esistenza era diventata come una lampada ad olio che si andava lentamente consumando spandendo luce d’umiltà profonda e calore di carità intensa, in oblazione generosa per il ritorno di tutti i fratelli cristiani alla piena e visibile unità. A questo anelito testamentario di Cristo si era offerto vittima amorosa.

Dai suoi scritti:

 

O Signore Gesù, datemi l’amore alla croce. Non una croce del cui splendore si pasce l’amor proprio, ma di quella fatta di contrarietà, di insuccesso, di abbandono, di privazioni, di freddezza e impazienza o di rifiuti e disprezzo da parte degli altri… con questa croce o Signore saprete che Vi amo e vi seguo. Benché la mia natura umana tenda a ribellarsi sotto il peso di questa croce, voglio, o Signore, portarla senza riserve, affinché la Vostra Volontà si compia perfettamente in me!

 

Voglio che la mia vita sia tutta e continuamente offerta a te oh Gesù. Non tu devi trasformarti in me, ma io in Te. Tu sarai che in me soffri, che in me preghi e che in me vivi, per il Padre e col Padre in unione con lo Spirito Santo e Santificatore.

 

O Signore ch’io sia davvero un Tabernacolo vivente, il Tempio ove l’augusta Trinità si compiace dimorare.

 

Dio si serve, sovente, di circostanze dolorose per i Suoi grandi disegni. Occorre abbandonarsi interamente alla sua mirabile e santissima volontà, guardarmi bene dal prendere in mano e preoccuparmi del mio avvenire, volendo sostituire le mie idee, la mia volontà ecc..... alla Sua Sapienza Divina.

 

È tanto il gaudio, direi quasi l’ebbrezza, che provo nel soffrire per il Signore e nel portare in tutti i momenti la mia Croce che quasi quasi vorrei dire aumentala, aumentala Signore! Ma no! mi rimetto alla Tua Divina e paterna disposizione, nulla voglio chiedere, e nulla voglio rifiutare.

 

Mi persuado ognor più che volendo io essere tutto assolutamente del Signore, fino alla fine, bisogna che conformi, meglio uniformi, anzi di più, identifichi la mia vita con quella di Gesù crocifisso.

 

È  morto il 27 febbraio 1950 nella piena coscienza delle sue facoltà morali ed intellettuali, conscio e gioioso del suo olocausto, mentre intorno a lui il Padre ed i primi confratelli Oblati rinnovavano i tre voti ordinari di Povertà, Castità ed Obbedienza e quello straordinario di Fedeltà incondizionata al dolce Cristo in terra, il Papa, e alla Sede Apostolica.