"...il suo carisma ecumenico non proviene da quella cultura che, spesso, genera un sapere che arricchisce unicamente la ragione e la conoscenza ed in esse si esaurisce. Non era laureato in ecumenismo nè in un'altra scienza teologica ma nella "sapienza teologale", dottrina che scaturisce dall'Alto e si manifesta con le sue tre virtù, Fede, Speranza e Carità e con i doni dello Spirito Santo. Egli ripeteva spesso che, prima di tutto, per essere veri Missionari Ecumenici occorre avere: "il coraggio dei pionieri, il sangue dei martiri, le ginocchia dei santi e l'occhio dei profeti".

Il tempo normalmente attenua o trasforma i ricordi anche quelli più cari. Del nostro Padre possiamo affermare il contrario, più gli anni passano e più la sua figura si staglia imponente dinanzi agli occhi del nostro spirito. Egli spesso affermava che i santi ed i loro insegnamenti non passano mai di moda, restano sempre, in ogni epoca, testimoni viventi e sapienti del Vangelo. La nostra Famiglia Ecumenica, da lui fondata, non si sente orfana per la sua mancanza fisica, ma cresce e si espande nel mondo perchè egli continua a guidare i nostri passi. La sua statura di uomo, di sacerdote e di Missionario Ecumenico è più che mai presente in noi e tra noi ed in tutti coloro che lo hanno conosciuto. Mai potremo dimenticare la sua persona dal gesto vivo e misurato; la sua voce robusta e calda; il suo sguardo intenso e penetrante; il suo sorriso aperto e cordiale; il suo modo di accogliere tutti col gesto dell'abbraccio; il chiamare ognuno per nome, come si fa con l'amico più caro o con un proprio figlio, anche se era la prima volta che lo incontrava; il suo atteggiamento sempre pronto all'ascolto, al dialogo, al consiglio che scaturiva non solo dalla sua vasta esperienza umana e dalla sua mente sempre tanto geniale, fervida ed aperta, ma, sopratutto, da una sapienza che attingeva dalla preghiera, dal modo raccolto e devoto di celebrare la S. Messa, dalle ore trascorse nel confessionale, dalle giornate intere, a volte anche da buona parte della notte, consacrate alla direzione spirituale: aveva il grande dono di capire e di intuire lo stato d'animo di ogni persona e di dare a ciascuno il consiglio adatto ad aiutarlo a ritrovare sicurezza, pace, gioia e voglia di vivere da cristiano.

Il suo amore per le anime lo si può dedurre da questa frase che si trova spesso nei suoi scritti: "Signore dammi anime e toglimi tutto il resto". Essere sacerdote per lui significava, come si legge nel suo diario spirituale: "essere patrimonio di Cristo: sacra dos, una cosa, una persona sacra; perciò devo essere santo: Sancti estote quia sancta tractatis. Devo essere Maestro: sacra docens; dalle mie labbra non devono uscire che parole di sapienza eterna, sempre e dovunque, per tutte le anime che Dio mette sul mio cammino; non devo insegnare e proporre me stesso, le mie idee, le mie opinioni... ma Cristo e il suo Vangelo, il Concilio, la Chiesa, il Magistero Ecclesiastico. Devo essere Ministro: Sacra dans; sempre dedito alle anime per dare e darmi senza condizioni, perchè io non appartengo più a me stesso ma alla Chiesa, e non come un semplice fedele, ma come incaricato dai fedeli e per i fedeli, cioé per le anime, per tutte le anime, senza distinzione né preferenze. Evangelizare misit me Deus, diventando io stesso una buona novella, per tutti quelli che incontro, col mio esempio e col mio sacrificio perchè tutti siano uno". Oltre ad essere un sacerdote di profonda orazione era, anche, un uomo di grande azione.

Soleva spesso ripetere che:"L'orazione non è completa se non è integrata dall'azione. La parola orazione, infatti, non è altro che il composto di orare e di agire. Dobbiamo perciò pregare ed operare di conseguenza, se vogliamo essere, come è nostro dovere, coerenti e fecondi".

Come si potrebbero sintetizzare, oggi, gli insegnamenti del Padre per coloro che vogliono consacrarsi all'apostolato ecumenico? Credo si possa estrarre il succo del suo carisma da questo suo scritto:

"La nostra casa? La Chiesa; la nostra Parrocchia? Il mondo; la nostra Patria? Il Cielo; la nostra grandezza? L'umiltà; la nostra vittoria? L'ubbidienza; la nostra arma? L'Amore".

Tener presente o, meglio, far proprio questo suo programma di vita, potrà servire per intravedere gli insegnamenti che potranno aiutare il lettore, attento ed aperto all'azione dello Spirito Santo, a capire, non solo l'importanza, l'attualità e l'urgenza del problema ecumenico all'inizio di questo Terzo Millennio, ma, sopratutto, come convertire e consacrare a questo carisma la propria vita, prima nel proprio ambiente di famiglia, di lavoro, di studio, e poi dove il Signore vorrà: "Ut omnes et omnia unum sint in Christo et in Ecclesia" (cfr Gv 17,21).

Il suo testamento spirituale si chiude con questa assicurazione: "Dal Cielo assisterò tutti quelli che ho incontrato nel mio pellegrinaggio terreno e in modo speciale quelli che, animati dal sacrosanto ideale ecumenico, faranno parte della mia Famiglia spirituale o in qualunque maniera l'aiuteranno a conseguire il suo fine".

 

Sac. Giovanni Salvi, M.E.